L’origine

La Canapa dal passato al FUTURO

La Canapa oggi nell'Edilizia

La canapa ha un’antica tradizione in Italia, dov’era usata per realizzare corde e tessuti resistenti. Legata all’espandersi delle Repubbliche marinare, che l’utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie otte di guerra. La tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa in Romagna decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere prodotti ancora oggi. Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel Ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari. Altro importante centro di produzione della canapa nel corso dei secoli è stato Carmagnola, in Piemonte. Fino all’affermarsi delle tecnofibre la canapa era indispensabile per la marina, per le vele e soprattutto le gomene. Carmagnola diventò il centro non solo di coltivazione, ma anche delle fasi di lavorazione e commercio per l’esportazione verso la Liguria e il sud della Francia, in particolare Marsiglia. La coltivazione agricola della canapa era molto comune nelle zone mediterranee e centro europee. Questa pianta cresceva su terreni difficili da coltivare con altre piante industriali (terreni sabbiosi e zone paludose nelle pianure dei fiumi), ed era la più polivalente ed a buon mercato.

 

La pianta di canapa può crescere a qualsiasi latitudine dal seme fino a sei metri di altezza in soli quattro mesi, senza la necessità di pesticidi, erbicidi o fertilizzanti. Rigenera il terreno su cui cresce apportando nutrienti e, durante il ciclo di vita, cattura elevate quantità di CO2 dall’atmosfera, immagazzinandola nel suo legno (330 kg per ogni tonnellata di materia secca). Il legno di canapa (canapulo), possiede eccezionali capacità igroscopiche: la struttura è ricca di micro-alveoli, nei quali è in grado di assorbire grandi quantità di vapore acqueo. La grande quantità di silice presente al suo interno, inoltre, ha reso ottimale il suo impiego come inerte nelle miscele a base di calce idrata. Miscelato con quest’ultima, infatti, il canapulo reagisce mineralizzandosi, passando dallo stato vegetale a quello minerale, con tutte le caratteristiche di quest’ultimo:resistenza al fuoco, inappetibilità a insetti o roditori e resistenza alla formazione di muffe e/o batteri. La calce si ottiene tramite cottura di pietra calcarea a temperature molto più basse (30%) rispetto a quelle del cemento. Utilizzata in edilizia fin dall’antichità per sanificare gli ambienti, facilita il passaggio del vapore acqueo attraverso i muri, riducendo i problemi legati ad umidità e condensa. La miscela di canapa e calce di cui è composto anche il mattone bio, si ottiene combinando il truciolato vegetale di canapa con un legante a base di calce idrata e additivi naturali. È un materiale traspirante che, a differenza delle altre fibre vegetali, ha la capacità di respirare, regolando l’umidità presente nell’edificio, o rendo così ambienti più salubri e risolvendo definitivamente i fastidiosi problemi di umidità, causa principale della comparsa di muffa e cattiva qualità dell’aria all’interno dell’edificio. La tecnica CANAPA et CALCE sono il risultato di un processo produttivo a basso consumo di energia con conseguente impatto ambientale prossimo allo zero. Contribuiscono a ridurre i consumi energetici degli edifici (fino al 40% nella ristrutturazione e no all’80% nella nuova costruzione) e a migliorare il comfort abitativo degli occupanti.